Le Conseguenze degli incidenti avvenuti nel Luglio del 1983
(Testo rivisto della presentazione al Seminario ‘Per non dimenticare – la tragedia del Luglio 1983’, organizzato dal Segretariato per il Coordinamento del Processo di Pace e dal Bandaranaike Centre for International Studies, in commemorazione del 25° anniversario dell’evento)
Prof. Rajiva Wijesinha
Segretario Generale
Segretariato per il Coordinamento del Processo di Pace
Sono stato richiesto di parlare delle conseguenze politiche e sociali dei fatti avvenuti nel Luglio del 1983, e cercherò di focalizzare su tali conseguenze. Credo di aver detto e scritto abbastanza sulle cause principali di ciò che avvenne nel 1983, quindi mi astengo dall’analizzare le cause ed il contesto.
Alcune conseguenze di ciò che avvenne nel 1983 sono abbastanza ovvie e già analizzate, quelle più ovvie possono essere inserite nella categoria ‘Alterazione della Psiche dei Tamil’. Questo è il motivo per cui avevo sottolineato questa mattina come gli eventi del 1983 abbiano provocato una drammatica svolta visto che fino all’anno 1983, nonostante il disappunto della comunità Tamil verso quello che consideravano come un fallimento nel tentativo di risolvere la questione in termini politici, e nonostante il fatto che il problema iniziò non solo nel 1956 ma ben prima, nel 1920, quando la rappresentanza Tamil nella provincia occidentale fu completamente ignorata, la comunità Tamil continuava a considerare la questione come un problema politico, da risolvere attraverso la politica. Nonostante le continue delusioni, come quando i patti del 1956 e del 1968 furono stralciati – c’era la sensazione che sarebbe arrivato il momento in cui la questione poteva essere discusso in termini politici. Tale speranza fu annichilita nella mente dei Tamil dopo gli eventi del 1983.
Le conseguenze altamente corrosive di ciò sono significativamente amare per lo Sri Lanka, ma in termini di potere della diaspora, non del tutto immeritate. La comunità Tamil uscì dagli eventi del 1983 con un comprensibile senso d’amarezza, e hanno sin da quel giorno contribuito a consolidare quella sensazione riferita dai due relatori precedenti e da molti altri durante la giornata, e non mi riferisco soltanto all’occidente, che spesso e volentieri crede di rappresentare l’intera comunità internazionale, ma anche altri paesi come le Filippine, come ribadito dal Dott. Ariyaratne, o l’India, la sensazione che lo Sri Lanka fosse una nazione brutale. Credo che ciò che avvenne nel 1983 dia una sostanziosa spiegazione a quel sentimento. E nonostante il fatto che gli incidenti non siano avvenuti di nuovo, è una sensazione abbastanza comprensibile, ed i successivi governi dello Sri Lanka non si sono impegnati abbastanza per sottolineare che tali eventi sono stati un errore, non dovevano accadere e che non si ripeteranno mai più. Finché ciò non viene fatto molto chiaramente, credo ci siano poche speranze di rimuovere tale sentimento di amarezza dalla comunità Tamil. Non dico che questo possa togliere tale senso di amarezza, che è destinato a durare per molto tempo, ma almeno sarebbe un significativo passo in avanti.
Il secondo fattore, che fu aggravata non solo dagli eventi del Luglio 1983 ma anche dalla risposta politica, fu quello di distruggere le forze democratiche Tamil. Sappiamo tutti quanti che il 28 Luglio 1983 JR Jayewardene sostenne pubblicamente che la confusione che si era creata era una reazione comprensibile della comunità Singalese al tentativo di dividere il paese, e che quindi farà in modo che tali tentativi secessionisti non vengano più portati avanti attraverso una norma legislativa, che di fatto portò all’uscita dal Parlamento del TULF. Quel giorno, il bastone passò ai terroristi. Credo che questo sia un fatto inconfutabile. Il TULF non aveva più un ruolo politico da svolgere. Bisogna ricordare il fatto che comunque sia, le elezioni del 1977 erano per rinnovare il Parlamento per altri 6 anni, quindi con la scadenza legislativa nel Luglio del 1983, e ci fu il rinnovo della camera costituente. Perciò, non ci fu nessun tipo di elezione fino al 1989, nessun rappresentativo Tamil fu eletto in Parlamento, ad eccezione del Sig. Thondaman, che fu in Parlamento dal 1983 al 1989. Dunque, il potere passò nelle mani dei terroristi.
Bisogna inoltre ricordare che la combinazione dei due fattori descritti hanno portato all’intervento del Governo Indiano. So che ci sono molte persone che sostengono che l’India interferiva sulle questioni nazionali già da tempo ma, come sottolineato dal Sig. Moonesinghe, nel 1977 la regione del Tamil Nadu fu determinata nell’affrontare Kuttimani per conto nostro. La posizione del Tamil Nadu cambiò drasticamente solo dopo le rivolte anti-Tamil del 1977 e del 1981. Per vari motivi politici, l’India assunse un atteggiamento piuttosto cauto verso lo Sri Lanka ma le prove dell’addestramento dato ai terroristi furono post-1983, e quindi credo che qualsiasi Sri Lankese debba riconoscere che lo Sri Lanka se l’era cercata, per una serie di ragioni, una tra questi fu il gioco d’astuzia del Presidente Jayewardene in relazione alla Guerra Fredda, ma su tutti ciò che avvenne nel Luglio del 1983. Ci fu quindi una triplice alterazione: quella nella psiche dei Tamil, che contribuì ad influenzare la diaspora, e quella dell’opinione internazionale. Ci fu un aggressione ben più intensa da parte dell’India, e ci fu anche il trionfo dei terroristi che, naturalmente, fu risolta in gran parte dopo che nel 1987 si ricucì lo strappo con l’India. Ma il problema era che le LTTE continuarono ad assumere un atteggiamento intransigente, anche oggi.
C’è un ulteriore conseguenza che dobbiamo analizzare, l’alterazione nella psiche dei Singalesi. Credo che su questo fronte, come precedentemente ribadito dai due relatori, ci furono segni di miglioramento. Entrambi hanno sottolineato il coinvolgimento della gente comune per quel che era successo, anche se nonostante che le responsabilità primarie furono di chi organizzò la rivolta – all’interno del Governo, come già sottolineato – dobbiamo concedere che anche la gente comune partecipò alla rivolta. Ma il loro coinvolgimento, bisogna sottolinearlo, fu soprattutto provocato. Credo che quello che non è stato notato è il fatto che fino al 1983 – e bisogna sottolineare che in precedenza non era mai avvenuto – ci fu un campagna mediatica incessante per aizzare la gente contro la comunità Tamil, e la gente è molto ingenua. Non tutti. Come ribadito dal relatore precedente, molte persone diedero rifugio ai Tamil e contrastarono gli orrori della rivolta. Nonostante ciò, molte persone furono effettivamente coinvolte nella rivolta.
Lasciando da parte la questione psicologica della massa, resta il fatto che ci fu notevole pressione sulla comunità Singalese durante quei 6 anni. Ho già menzionato di quello che successe nel 1981, e mi permetto di ripeterlo in modo più sostanzioso per quelle persone che hanno dimenticato. Nel 1981 ci fu un attacco esecrabile a Jaffna. Il deputato Tamil fu quasi ucciso e la Biblioteca Pubblica di Jaffna quasi interamente carbonizzata. Quando questi fatti furono riferiti in Parlamento, a parte l’autorizzazione alla mozione di sfiducia contro Cyril Mathew, autorizzarono una mozione di sfiducia contro il capo dell’Opposizione, e tutti i giorni le pagine dei giornali erano pieni del concetto che ‘TULF equivale ai Tigri’ e che ‘Tamil equivale a Tigre’. Quella logica di pensiero venne costruito incessantemente, e la stessa cosa accadde nel 1983. Alcuni sostengono che questa operazione fu portata avanti da Jayewardene per costringere il TULF a partecipare alla All Party Conference, visto che si rifiutarono di partecipare. In quel periodo, tutti i mezzi di comunicazione, le stazioni radio ed entrambi i canali televisivi furono sotto il controllo del Governo, ad eccezione dell’ Island Group e dell’ Aththa che in quel tempo fu bandito, e tentarono sistematicamente di inculcare nella mente dei Singalesi l’idea che essere Tamil equivaleva ad essere terroristi. A causa dell’esplosione di tale brutalità nel 1983, credo che la gente abbia capito che fosse sbagliato e che ciò non doveva ripetersi mai più, e difatti non è mai più successo. Ci sono naturalmente casi isolati di quel tipo di approccio, sui giornali. Come giustamente ribadito dal Dott. Ariyaratne, alcune persone si lasciano a dichiarazioni provocatori di quel tipo, per poi contraddirsi la settimana successiva. Il fatto rimane che non si è mai ritornato ad una incessante campagna mediatica denigratoria di quel genere, nel tentativo di corrompere la psiche dei Singalesi.
Jehan Perera ha sottolineato i cambiamenti positivi dal punto di vista dell’istruzione negli anni ’90, e credo che sia corretto dare credito di ciò. Credo che il fattore menzionato dal Dott. Ariyaratne, quello della necessità che i bambini imparino altre lingue, sia anch’esso un segnale positivo. Sarebbe stato impossibile ottenere tali cambiamenti negli anni ’80 proprio a causa della logica razzista propagata incessantemente. Ironicamente, neanche la comunità internazionale, che andò contro lo Sri Lanka dopo i fatti del 1983, riuscì a captare questi segni di cambiamento. Dopo quello che avvenne nel 1983, abbiamo capito che era essenziale creare un sistema d’allarme preventivo, in modo da fermare il nascere di simili atti violenti, e credo che abbiamo fatto del nostro meglio da quel punto di vista.
Ora, vorrei spostare la mia attenzione ad un altro aspetto che non è stato approfondito, e che invece andrebbe preso in considerazione alla luce delle lamentele fatte da quelle persone che sono state invitate a questo evento e che non hanno partecipato. Al contrario, c’è da notare che la rappresentanza maggiormente presente qui oggi è quella delle forze di sicurezza, sia del passato che quelle attuali, ed il Ministero della Difesa. Credo che questo dica molto sulla trasformazione avvenuta all interno delle nostre forze di sicurezza negli ultimi 25 anni, all’interno di quella che considero come l’istituzione pubblica più professionale del paese, in questo momento. So di dire qualcosa che possa sembrare poco ortodosso, ma le prove dimostrano come questo sia un dato di fatto. Si tratta dell’unica istituzione pubblica che cerca di migliorarsi, e credo che questo sia dovuto agli eventi del 1983. Mi spiace sottolineare che nei 13 anni precedenti al 1983 ci fu una massiccia campagna di de-professionalismo. Alcuni sostengono che il de-professionalismo delle pubbliche istituzioni avvenne accidentalmente negli anni tra il 1970 ed il 1977, senza alcun dubbio, ma fu qualitativamente maggiore nei 6 anni successivi, e peraltro voluto, come nel caso del sistema giudiziario.
Se guardiamo al sistema giudiziario tra il 1970 ed il 1977, fu un sistema nettamente autonomo, entrando numerose volte in conflitto con il Governo. Dal 1977, ci fu l’intento determinato di portare il sistema giudiziario sotto il controllo del Governo. La stessa sorte fu sancita al Dipartimento del Procuratore Generale e in mia opinione, se guardiamo ai fatti legati al massacro di Welikada, l’accusa più sorprendente della combinazione del potere giudiziario ed il Dipartimento del Procuratore Generale nel sopprimere la verità. Tutto questo faceva parte del cambiamento istituzionale che avvenne alla fine degli anni ’70 ed agli inizi degli anni ’80, e secondo me il punto di svolta, quasi come in una tragedia Greca, dal punto di vista dell’arroganza del Governo Jayewardene, fu quello che avvenne non solo nel mese di Luglio ma anche quello che successe quattro mesi prima, quando tentarono di attaccare i giudici della Corte Suprema, dopo che avevano appena emesso un verdetto di violazione dei diritti umani.
Abbiamo fatto molta strada da quel giorno. Oggi, quando la gente parla di quei giorni tumultuosi, si dimentica che è impensabile che la Corte Suprema abbia emesso un verdetto contro il Governo e che il Governo abbia poi mandato i suoi squadristi con gli autobus per protestare davanti alle case dei guidici della Corte Suprema. Ma era una cosa normale nel 1983, e quella rottura istituzionale ha avuto in impatto notevole anche sulle forze armate. Nonostante ciò, come dimostrato dai i fatti del massacro di Welikada, quando sono stati chiamati in causa i professionisti, hanno agito con responsabilità, in maniera avversa a ciò che i politici incoraggiavano a fare. E ci sono stati dei miglioramenti sin da quel momento. Alcuni sostengono che negli anni 80 l’esercito dello Sri Lanka fu il peggiore del mondo in termini di disciplina. Si può dire che è un esagerazione, ma di sicuro ci furono delle aberrazioni, in alcuni casi anche la sete di vendetta, e negli ultimi anni non c’è stato nulla di ciò. L’addestramento dato negli anni successivi, e l’insistere sull’approccio professionale, è un dato di fatto di cui andare fieri. Con questo non dico che è perfetto, ma noterete che le imperfezioni esistenti sono dovute alle contingenze politiche.
Uno dei problemi che ancora persistono è che dopo i fatti del 1983, il reclutamento di minoranze è calato notevolmente. La gente, incluso il sottoscritto, si lamenta continuamente della carenza di minoranze nelle forze di sicurezza dello Sri Lanka. La risposta è che la domanda per entrare è sempre stato reso possibile, ma dopo i fatti del 1983 il numero di domande effettuate è calato significativamente. Se guardiamo ai ranghi più alti dell’esercito, ci sono dei Tamil, cosi come negli alti ranghi della polizia, ma loro non hanno fatto domanda recentemente. Il governo ha recentemente avviato normative positive destinate ad incoraggiare il reclutamento di minoranze, e credo che non sia stato dato abbastanza credito a ciò, in parte perché questo governo non è molto abile nel sottolineare le buone cose fatte finora. Una di queste è il reclutamento dei Tamil nelle forze di sicurezza. I governi precedenti si lamentavano che i Tamil non facevano domanda. Continuavano a fare pubblicità per l’arruolamento, ma nessun Tamil presentava domanda. Il governo attuale ha detto ‘ok, se loro non fanno domanda, andremo noi a cercarli’. Credo che questo sia un passo in avanti molto importante e che faccia parte della consapevolezza nazionale che le forze di sicurezza stanno costruendo, visto che come sappiamo, molte volte questa consapevolezza era un riflesso dei fattori negativi all’interno del paese, che però ha ripreso un cammino diverso.
Credo che uno degli aspetti politici e sociali di maggiore importanza dopo i fatti del 1983 era l’aver realizzato che il potere monolitico di un governo non poteva essere tollerato. Alcune persone sostengono che la nostra costituzione sia sbagliata. Difatti è sbagliata. Il modo intero in cui è stato introdotta riflette la carenza di professionalità. Possiamo dissentire da molti aspetti della costituzione del 1972, ma fu completata con professionalità. Non è inconsistente né incoerente. Dissento personalmente con il suo principio fondamentale, che fu apparentemente basato su un principio Britannico. I buoni trotskisti, cresciuti nella London School of Economics, seguirono il pensiero costituzionalista Britannico affermando la supremazia del parlamento, concetto per me assurdo, ma che è un pensiero consistente. La costituzione del 1977 è ridicola. E’ inconsistente. Fu introdotta come emendamento, non come nuova costituzione, ed i provvedimenti, anche se molto negativi, furono allora snaturati dal modo in cui furono manipolati. Non fu manipolato nella stessa maniera da quel periodo in poi. Ci sono delle istituzioni indipendenti. Abbiamo i media indipendenti. Per la gente di oggi pare impensabile che ci fossero solo canali televisivi o stazioni radio governativi negli anni ’80. Non c’erano i giornali fino a quando venne fondato l’Island. La Corte Suprema non è cosi fragile come lo era in quel periodo.
Tutt’ora, alcune persone rimangono in disappunto con alcune sentenze della Corte, ma nessuno direbbe che la Corte è controllata dal governo. Ci sono delle differenze sostanziali tra la situazione attuale e quella negli anni 80, quando per esempio il Giudice Rodrigo, durante la famosa sentenza emessa dopo il referendum del 1982, disse in sostanza ‘perché la gente dovrebbe contestare il governo – dopotutto, il governo viene eletto dal popolo, quindi dovrebbe essere autorizzato a fare ciò che vuole.’ Questo fu ciò che disse il Giudice Rodrigo in quel periodo.
Nonostante tutto, tale perversità, la perversità di stato, raggiunse il punto più alto nel 1983, dopodichè le cose sono cambiate, e credo per il meglio. Abbiamo sofferto molto perché mentre la nostra piattaforma politica migliorava, la psiche dei Tamil diventava sempre più negativa, e ciò ha contribuito al conflitto ancora in corso.
Alla luce di ciò, credo che l’approccio intrapreso da questo governo nel tentativo di risolvere i problemi sia forse più logico rispetto a quelli intrapresi dai governi precedenti. Anche se do credito ai governi che hanno tentato di negoziare con le LTTE, come giustamente sottolineato da Jehan, ciò rimane una missione impossibile. Quindi credo che invece di cercare delle chimere, è necessario dire ‘no’ al terrorismo ma ‘si’ ad uno stato democratico pluralistico. Mi riferisco a ciò che è stato sottolineato da Jehan, riguardo la poca convinzione in un soluzione negoziata dopo i fatti del 1983. Credo che questo sia stato vero per molti Tamil, e la situazione peggiorò dopo il 1987, quando il governo dello Sri Lanka sembrava per vari motivi in coalizione con le LTTE, creando un senso di delusione anche tra quei Tamil che avevano abbandonato il terrorismo per la politica. Credo che al contrario, questo governo stia cercando di lavorare insieme alle forze democratiche Tamil per arrivare ad una soluzione comune.
Nel frattempo, il lavoro sottolineato in precedenza ha confermato l’alterazione nella psiche dei Singalesi dopo i fatti del 1983, oggi sono pronti ad accettare una forma di devoluzione, disposti ad accettare uno stato pluralistico. Credo che il lavoro svolto in questa direzione sia di valore inestimabile nel tentativo di promuovere una soluzione politica al conflitto. Ma dobbiamo ricordarci che la questione del terrorismo non può essere affrontato senza assicurarci che le armi siano state consegnate ed i metodi terroristici completamente abbandonati. Vorrei esprimere la mia opinione che ci sono elementi all’interno delle LTTE, come quelli della regione orientale, che sarebbero più che disposti ad entrare in un processo politico, come vari Tamil nel 1987, ma credo che bisogna essere sicuri di ciò.
Prima di concludere, vorrei leggervi la parte finale di un racconto della Jaffna University Teachers for Human Rights, riguardante l’episodio forse più brutale tra i fatti del 1983. Il racconto verrà pubblicato nel libro ‘Per non dimenticare – la tragedia del Luglio 1983’, che doveva uscire oggi, ma che verrà pubblicato la prossima settimana. Questa parte, che credo sia stato scritto da Rajan Hoole, è un inserto preso dalla postfazione dei fatti avvenuti a Welikada:
“Sono passati molti anni dai fatti avvenuti nel Luglio 1983. Ma sarebbe sbagliato dire che i segreti oscuri della prigione di Welikada siano stati sepolti nel tempo tra la sabbia. Gli effetti di quegli eventi hanno ancora un impatto notevole, e quelli che lo hanno vissuto in prima persona sono rimasti stregati da quella esperienza. Molti dei detenuti sopravvissuti sono successivamente diventati leader militanti, dediti a combattere lo stato. Alcuni sono diventati dei killer. I signori Nithyananthan si arruolarono di nuovo con le LTTE in India, per poi lasciare con un senso di disillusione l’anno successivo. Singarayar ripristinò i contatti con le LTTE e morì in solitudine a Jaffna nel 1993. Sinnarasa, che fuggì in India nel Settembre del 1983, prese le distanze dalle LTTE per molti anni, ma oggi vive nel nord america ed è in prima linea per sostenerli, in uno spirito di odio cieco simile a quello che spinse Cyril Mathews nel Luglio del 1983. Arulanandam David vive in India, un uomo dai passatempi tranquilli, immerso nella letteratura e nei temi filosofici. Ma dal punto di vista politico è un fervente sostenitore dei secessionisti per l’Eelam, sognatore di un Israele dei Tamil, ed appoggiando un organizzazione che ha torturato ed ucciso numerosi dei suoi amici del PLOTE. Douglas Devananda è oggi alla guida dell’EPDP ed è riuscito a sopravvivere al secondo tentativo di eliminarlo a Kalutara. Fu brutalmente malmenato da individui sospettati di appartenenza alle Tigri Tamil, quando si recò da deputato per visitarli nel 1998.
Mi permetto di notare che il Maggiore Sunil Pieris, grazie al quale Douglas è ancora in vita,è oggi qui tra noi, e vi parlerà questo pomeriggio. Il fatto che Douglas sia oggi Ministro, ed il fatto che abbiamo oggi un Consiglio Provinciale nella regione orientale del paese, guidata da un Tamil a capo di un partito politico multi-etnico, è segno che probabilmente abbiamo cominciato ad intraprendere un cammino di svolta dopo i fatti del 1983.